Gino Tintari

"Panzoccolo... un vero panzer
di nome Gino, votato al gol"
Gino Tintari, classe di ferro 1932, all’anagrafe, di professione faceva il barbiere, poi il dipendente presso l’Accademia aeronautica di Pozzuoli, ora è…pensionato, ma le sue gesta più importanti vengono conosciute nel calcio giocato, quello che conta ancora oggi (per fortuna) a Priverno, antica città lepina. Gino, alias “Panzoccolo” per gli amici, il “panzer” del mitico stadio della Spes a “San Lorenzo”, si confessa al nostro taccuino, raccontandoci le sue gesta seduta nell’altrettanto mitica e cara “petra liscia”della piazza nostra, la più importante e la più bella della città, decantata da più insigni artisti del tempo ormai lontano. Gino nasce giocatore per caso, ma già all’età di 15 anni lo si vede apprendere i primi rudimenti della pelota nel campo sportivo di “San Lorenzo” seguendo la gloriosa squadra biancoceleste della Spes dei vari Cencio “Le Mattonelle”, Arnaldo Forte, Raniero Oliva, Toro, Serafini, Ciocco, dei fratelli Bernardini, Paozzella, Frainetti, Tornese, e tanti altri giocatori che facevano della domenica. Ogni gol fatto dal “barbiere delle molangole”era un sussulto all’orgoglio, era un sintomo concreto per aspirare ad indossare una maglia che contasse. Così, dopo alcuni campionati nella categoria ragazzi e la successiva Coppa Torino, il caro Gino,che ormai è diventato bomber di razza, supera presto i gradini (dovuti) dell’attesa venendo chiamato a ricoprire il ruolo più difficile e più importante in squadra. Inizia, con la maglia della Spes, poi passa all’A.S. Priverno, società calcistica nata appunto dalle ceneri della prima, e proprio con questa squadra (negli anni tra il 1955, 1960 e 1970 ) riesce a dimostrare il suo talento da calciatore navigato, “freddo,
puntuale con il gol quasi sempre” lascia capire con una punta di malinconia malcelata, ricordando il suo mitico passato.Non ricorda il numero preciso dei gol in tanti anni di carriera calcistica, ma di certo dice superano le centinaia. Un ricordo particolare ? “Essere stato allenato, proprio qui a Priverno, dal grande Degni, ex giocatore della Roma – racconta Gino – che mi diceva sempre che “ero freddo e cinico nel mettere la palla in rete dietro le spalle dei portieri avversari, lo sapevo fare bene”. Da qui, le varie nomee, come quella di “panzer”. Gino ormai è un fiume in piena, vorrebbe dire tutto in due frasi, ma poi il ricordo – spesso – viene affievolito dalla scottante realtà del tempo, forse ancora tesi ad inseguire i…sogni passati”. Racconta due partite su tutte che lo hanno “segnato nel profondo del cuore”: la gara al “San Lorenzo” con l’allora forte Velletri, che stava vincendo 1-0, ma poi in zona Cesarini venne raggiunta da un gol di Tintari dagli undici metri e la gara fini in parità e la partita dal finale al “cardiopalma”, giocata sul piccolo e fangoso rettangolo di gioco Borgo Hermada, valevole per l’assegnazione del campionato. Dopo l’altalena dei gol si arriva sul 2-1 a favore dei padroni di casa, ma anche qui ci mette lo zampino il panzer di Priverno, che a pochi attimi dalla fine della gara mette a segno il gol del 2 a 2 che fa succedere di tutto: svenimenti tra i tifosi presenti, qualche lacrima delle donne al seguito, bandiere biancocelesti al vento e sul pullman di ritorno… una bolgia d’altri tempi con canti a squarciagola e l’arrivo a Porta Romana tra il tripudio degli sportivi e della città per la vittoria del Campionato nell’ultima gara di campionato. Che tempi ragazzi! (Sandro Paglia)

































