Tommaso Marocco
Tommaso Marocco
Tommaso Marocco,
La “noble art” formato nostrano
di Sandro Paglia
E’ ricca di avvenimenti sportivi nazionali ed internazionali la boxe di Tommaso Marocco, detto “Massino”. Ce l’ha racc
ontata passo passo, inco ntro dopo incontro, anche se per la verità, di un incontro importante, in particolare, non ne vorrebbe proprio parlare ”per…colpa di qualche “impreparato” giudice di bordo ring” che gli avrebbe negato la partecipazione alle Olimpiadi del Mexico nel 1968, per due “richiami” ufficiali (al terzo round) nell’incontro che lo opponeva a Piras, dopo aver ottenuto un notevole vantaggio sull’ostico avversario di turno, in un match importante per il pass preolimpico. Il boxeur di Priverno, quest’occasione perduta se la porta dietro le spalle come un fardello, ma “Massino” il sassolino dentro le scarpe se lo è già tolto, rifiutando in seguito la trasferta ad Addis Abeba con la nazionale italiana. Nessun rimpianto – dice – è tutto chiuso, punto e a capo! Si passa avanti. Tommaso Marocco a 11 anni frequenta la mitica palestra privernate dedicata ad “Enrico Bertola”, fucina di tanti campioni che ci riportano con la memoria a tempi lontani.“Massino”nasce boxeur con premesse rosee tanto che a 15 anni, sotto l’incoraggiamento del suo primo maestro, Marco Dominioni, affronta le prime asperità del ring, disputando alcuni match che lo lanciano nel novero dei migliori pugili della regione. A 16 anni, addirittura, disputa un match dilettantistico importante. Ma è nel 1963 che conquista, a Ravenna, in un match memorabile, la prima fascia tricolore al termine di un girone di combattimenti che lo portano a subire qualche colpo ma a dare “parecchi pugni decisivi” per la conquista del titolo italiano. Sale vertiginosamente la scala pugilistica dei valori e così “Massino”si trova al centro delle attenzioni degli “osservatori”tanto da essere impegnato a più riprese, in alcuni decisivi match su vari ring. Sbalordisce, vincendo gli incontri quasi con estrema facilità, alcuni per k.o., qualche altro lo pareggia, qualcuno le perde pure, non è mica un marzia no, no ? “Il ra gazzo – dicono gli esperti – ha stoffa e il pugno fatale del k.o.” e quindi primeggia venendo notato anche dai maestri e manager di razza che gli fanno la corte (e da… chioccia).Tanto per fare qualche nome citiamo il grande Panaccione, Mario Libertini – altro mito della boxe privernate che ne è il primo manager – Sconcerti (allenatore di Mazzinghi), Gulinelli (allenatore del mitico pugile Nino Benvenuti), Rocco Agostino, Ballanti, e altri ancora che lo lanciano nel firmamento della boxe professionistica che conta dove trova a sostenerlo anche i grandi sponsor del momento come la “Fernet Branca”, “Zucchet”e la “Galva”. Nel 1973 “Massino” dà la seconda scalata al titolo italiano da sfidante ufficiale però nei professionisti, categoria superleggeri, in un combattimento duro ma bello, sulla scena del ring installato nella piazza centrale di Priverno, contro il carrarese Pietro Cerù, già campione d’Italia. All’incontro assistono centinaia di sportivi e supporters del campione locale che incitano Marocco a “buttare giù l’ostico avversario”, ma Cerù resiste, seppur provato dagli improvvisi jab di Marocco,ed è messo anche in “ginocchio”dal pugile di casa, ma riesce ugualmente a conservare il titolo tricolore con un pareggio immeritato consegnatogli su un piatto d’argento dalla benevolenza dei giudici di bordo ring. Devono passare ancora quattro anni di “sofferenza”per tagliare il traguardo tricolore tra i professionisti. Sale più volte sui ring di mezza Europa (Spagna, Germania, Finlandia, Danimarca, Svezia, Svizzera) e d’Italia, dove se la vede con boxeur titolati come lo spagnolo Pereira Da Silva, Raimbow, Pat Mc Cormack, Bassey, Durante, Joao Dos Santos, Melissano, De Luca, messi poi in “fila” tra k.o.,vittorie ai punti e qualche minuta sconfitta immeritata che grida ancora allo “scandalo”. Splendida è stata però la vittoria ottenuta, ancor prima (nel 1967), contro il soldato di camerata del centro sportivo Smef-Esercito di Orvieto, Piras, nell’ambito dei Giochi del Mediterraneo. Finalmente, nel febbraio1977, arriva la buona stella per “Massino” che sul ring di Latina
, nella categoria dei welter, sulla distanza delle 12 riprese, conquista il titolo italiano professionisti tra il tripudio dei fans privernati e pontini, battendo il toscano Vittorio Conte, che nel match ha subito anche due knock-down, e che avrà in seguito (maggio 1977), la rivincita sul ring dello stadio “San Lorenzo”. Marocco poi continua ancora per qualche anno nel pugilato attivo, ma all’età di 32 anni lascia la boxe agonistica, viene assunto come centralinista presso l’ospedale locale“Regina Elena”, ma è ancora - nel 2001- che torna in campo come maestro di boxe, “rifondando”dalle ceneri della mitica palestra locale “Enrico Bertola”, la “Boxe Priverno”, unitamente al suo primo maestro, Marco Dominioni. Nel 2007 lascia definitivamente le redini della palestra nelle mani del figlio Giuseppe “ottimo “figlio d’arte” lasciato a proseguire “l’opera di Sport, con la S maiuscola, precisa Massino” unicamente con il compito di tornare a sfornare nuove leve del pugilato locale nel segno della “noble art”: quella boxe tradizionale, insomma, tanto cara quanto meritatamente rappresentata in passato in Italia e in Europa dal boxeur Tommaso Marocco.

































