• Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità
  • Pubblicità

Bernardino Bragaglia


Bragaglia, un tornante alla Causio

bragaglia2

Se ne andavano gli anni Cinquanta e si affacciavano alla finestra della storia i mitici anni Sessanta, quando Bernardino Bragaglia – detto affettuosamente “Pallino” dal compianto Cesidio Fabrizio – cominciava a tirar calci ad un pallone nella piazzetta di San Giovanni.Non aveva ancora sette anni – visto che è nato a Priverno il 30 maggio del 1953 – quando si innamorò del pallone. Poi tutta la sua carriera – per quanto breve, perché per motivi di lavoro dovette appendere le scarpe al chiodo nel 1976 – si è svolta nella società Nuova Priverno, che aveva fondato suo padre Angelo, insieme al compianto Francesco Brusca, poi valido dirigente accompagnatore.E fu proprio Bragaglia senior a dare impulso ad un settore giovanile fino ad allora parente povero della compagnia, fondando una sorta di scuola calcio per incrementare un vivaio locale, curata da mister Picone.Bernardino – con la maglia della Nuova Priverno – ha giocato i campionati Allievi provinciali, Juniores, Terza, Seconda e Prima categoria.
Ed allora cominciamo – in un piovoso pomeriggio di febbraio – a sfogliare l’album dei ricordi. Nel 1967 la Nuova Priverno si classificò quarta nelle finali di Lucca, su cinquecento squadre partecipanti ai tornei provinciali, ai campionati nazionali AICS: e Bragaglia, che insieme a Lucio De Angelis era solo un aggregato alla squadra, cominciò a fare le prime importanti Bragagliaesperienze calcistiche. E viene fuori il primo ricordo per un compagno che non c’è più: Saverio Bove.Nella stagione 1969/70 – ricorda “Pallino” - sotto la guida di mister Antonio Ronci, detto “La Stagnara”, vincemmo il campionato Allievi provinciali. E qui Bernardino manifesta  un altro commosso ricordo per Titta Oliva, scomparso a 19 anni.L’anno successivo – continua Bragaglia – allenati da Bondioli,  ci comportammo molto bene nel campionato Allievi regionali, registrando anche frequenti presenze nel campionato di Terza categoria. Ricordando questo campionato, Bernardino vuole inviare un caloroso saluto a Dario Federico, detto “La Gatta”, che sta poco bene.Nell’album dei ricordi Bernardino si ferma alla pagina relativa alla stagione 1972/73, quando – sotto la guida di Quinto Bernardini – la Nuova Priverno in Terza categoria si classificò terza con 42 punti alle spalle della coppia Latina Scalo-La Setina, che con 44 punti arrivarono appaiate al primo posto. Infilammo – precisa Bernardino con orgoglio – una striscia di 21 partite di imbattibilità. Ma soprattutto la Nuova Priverno, che perse solo due partite, naturalmente con La Setina e Latina Scalo, vinse la Coppa Disciplina per cui  fu ripescata in Seconda categoria.E qui Bragaglia vuole ricordare tutti i suoi compagni di allora: Olindo Mariani, Tommaso e Giuseppe Battisti, Angelo Felici, Giovanni Biagi, Carlo Crepaldi, Mirko Colandrea, Ezio Ottaviani, Antonio Rindoni, Domenico Picone, Pino Premoli, Olindo Rossi, Mario Visca.Arriviamo al 1975/76 quando la Nuova Priverno vinse il campionato e fu promossa – allenata da Franco Carnevale – in Prima categoria. Un trionfo.Prima di arrivare all’addio al mondo del calcio per motivi di lavoro, Bernardino Bragaglia – che ci tiene a sottolineare il suo ruolo (“Un tornante alla Franco Causio”) in campo – ricorda ancora due episodi della sua vita calcistica: l’infortunio, con frattura della tibia sinistra, per un incidente di gioco sul campo della Petriana nella Città del Vaticano in un campionato Allievi regionali del 1971/72 e una vittoria in un torneo.Una cosa simpatica. Il Torneo dei vicoli di Priverno. Con questo gruppo di giocatori (Lucio De Angelis, Giovanni Biagi, Pino Andreocci, Claudio Giorgi, Aldo Palluzzi, Tommaso Di Giorgio, Roberto Di Legge, Pino Petroli, Tommaso Palatta, Domenico Altobelli e Carlo Celli) – ricorda Bragaglia – vinse, contro una fortissima San Lorenzina, il “Vicolo deglio mmedichitto”, capitanato da “Pallino”, ovviamente.